SHODO
In Oriente la calligrafia è intimamente legata alla pittura, è una vera e propria forma d'arte, una pratica di vita e spirituale.
La parola Shodo ,"arte della calligrafia", è composta da due ideogrammi che significano rispettivamente "arte della scrittura" e "via, percorso morale, insegnamenti di vita".
La traduzione che consente di avvicinarsi di più al suo significato più profondo è dunque "ricerca e comprensione della vita tramite la pratica della calligrafia".
E' innanzitutto una disciplina che implica un lungo apprendistato e una pratica costante.
Un buon pittore è prima di tutto un buon calligrafo, dal momento che l'apprendimento delle due arti avviene parallelamente: entrambe infatti sono accomunate dai medesimi principi, utilizzano i medesimi materiali e si eseguono con procedure analoghe.
Come la vera pittura l'arte dello SHO richiede una padronanza del tratto, l'immediatezza del gesto, la continuità del ritmo, il controllo della forza impressa al pennello e non tollera ritocchi o correzioni.
Lo Shodo è un'arte antica che si pratica con strumenti tradizionali e tuttavia sempre aperta a qualsiasi possibilità di arricchimento dello spirito e di espressione.
Pare che un grande maestro di calligrafia riferendosi al modo con cui impugnare il pennello abbia detto: "Se intendi scrivere un tratto, una linea, una curva, sia nello stile regolare che nel corsivo devi scrivere con tutta la tua forza". In altre parole ogni tratto, ogni ideogramma è un'espressione della forza dell'artista, intesa come la sua interiorità, la sua anima.
Una composizione rigida, regolare non si può chiamare calligrafia. La simmetria è abbandonata per realizzare una prospettiva spaziale con più fuochi. Si ricerca l'equilibrio nell'irregolarità e nell'asimmetria. Anche quando i tratti del pennello e i caratteri sono organizzati in posizioni apparentemente sbilanciate, vi è tuttavia uno scheletro stabile che lega ogni elemento e ne costituisce l'armonia.
Un altro grande calligrafo e poeta diceva: "Lo spirito deve essere tondo e il principio con cui si scrive è il cerchio". I gesti del calligrafo infatti si compiono su percorsi circolari, senza soluzione di continuità, immediati e ritmati.
Su un foglio bianco di carta di riso le tracce di un pennello espandono inchiostro nero. Linee scure, morbide, sinuose, forti, energiche, aspre, sembrano disporsi casualmente nello spazio, in libertà. Ad uno sguardo appena più attento subito appare evidente un ordine di composizione, emergono rapporti di pieni e vuoti, armonici e contraddittori. Si percepisce un ritmo, un fluire di gesti, una variabilità dell'intensità e ancora dell'altro, qualcosa che affascina lo spirito e lo rapisce in contemplazione, la stessa in cui è immerso l'artista mentre realizza l'opera.